Il pittore e il pesce. Una poesia di Raymond Carver, un’opera di Carlo Dalcielo


“Il pittore e il pesce, esperimento creativo”

Leggi l’articolo apparso il 9 settembre 2008 nel quotidiano Il Brescia.

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Una poesia di Carver e un’opera di Dalcielo. Con 55 variazioni

[Questo articolo è apparso nel quotidiano Il Gazzettino, edizione di Pordenone, domenica 21 settembre 2008]

Il pittore e il pesce. Una poesia di Raymond Carver, un’opera di Carlo Dalcielo. S’intitola così la mostra a cura di Bruno Lorini e Giulio Mozzi visitabile fino al 12 ottobre negli spazi espositivi della Provincia di Pordenone, nell’ambito delle iniziative collaterali di pordenonelegge.it.

A 70 anni dalla nascita (e a 20 dalla morte) di Raymond Carver , l’artista emiliano Carlo Dalcielo ha reso omaggio al narratore e poeta statunitense più amato in Italia traendo dalla sua ultima poesia – pubblicata poche settimane prima della morte – una sceneggiatura in 55 “inquadrature”, e invitando a realizzarla, ciascuno secondo la propria poetica e con le proprie tecniche, 55 artisti visivi tra i più interessanti del panorama artistico italiano.

(continua…)

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Inserto

Nel quotidiano Il Gazzettino di oggi 18 settembre 2008 è inserito un fascicolo tutto dedicato a Pordenonelegge. Nel quale c’è anche il manifesto di Il pittore e il pesce.

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“Il pittore e il pesce a Pordenone”: lei c’era

di Ramona Corrado

[...] Si arriva in città, dopo 2000 semafori rossi (le rotatorie sono futuro, qui non esistono). Qualche ulteriore giravolta e si cerca via Garibaldi. Trovata. Graziosissima via centrale di passeggio. Dove sono il pittore e il pesce? Lì, dove vedi un tappeto giallo di benvenuto fuori dalla porta. Il fiatone per la corsa, il timore di arrivare a messa finita e invece… varcare la soglia giusto quando Giulio Mozzi, organizzatore e curatore dell’evento insieme al suo complice, il pittore Bruno Lorini, si cala nel ruolo di cicerone illuminando con le sue spiegazioni una folla di attenti discepoli.
Giusto in tempo!
Ad averlo voluto cronometrare, a volerlo fare di proposito, il destino non sarebbe stato così magnanimo. [...]

Leggi tutto il racconto dell’inaugurazione de “Il pittore e il pesce” a Pordenone nel diario di Ramona Corrado.

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Inaugurazione

[Articolo apparso nel quotidiano Il Gazzettino, edizione di Pordenone, venerdì 12 settembre 2008]

Verrà inaugurata oggi, alle 18.30, nell’ambito di Pordenonelegge , in collaborazione con la Provincia di Pordenone, l’esposizione “Il pittore e il pesce. Una poesia di Raymond Carver, un’opera di Carlo Dalcielo”, a cura di Bruno Lorini e Giulio Mozzi.

A 70 anni dalla nascita (e a 20 dalla morte) di Raymond Carver, l’artista emiliano Carlo Dalcielo ha reso omaggio al narratore e poeta statunitense più amato in Italia, traendo dalla sua ultima poesia, pubblicata poche settimane prima della morte, una sceneggiatura in 55 “inquadrature”, e invitando a realizzarla, ciascuno secondo la propria poetica e con le proprie tecniche, 55 artisti visivi tra i più interessanti del panorama artistico italiano.

(continua…)

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“Un esperimento creativo”

Nei quotidiani del gruppo Epolis, ieri 12 settembre, è stato pubblicato un redazionale a cura di Pordenonelegge. Questa la parte concernente Il pittore e il pesce (cliccare per ingrandire).

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Segnalano l’esposizione di Pordenone
Settembre 6, 2008, 9:00 pm
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“Il pittore e il pesce” su “Rockerilla”

Rockerilla, maggio/giugno 2008.

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“Il pittore e il pesce” su “Linus”
Giugno 6, 2008, 9:38 am
Archiviato in: Rassegna stampa | Tag: , , ,

Linus, maggio 2008.

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Trinità di Carlo Dalcielo

[Questo articolo è apparso nella free press culturale No tag, distribuita presso la Fiera del Libro di Torino].

di giuliomozzi

L’inizio di Città di vetro, il primo dei tre romanzi che compongono la Trilogia di New York di Paul Auster, è esemplare.

Vi si racconta di Quinn, uomo che vive solo a New York, che è stato sposato ma la cui moglie è morta – e il bambino con lei – ; che è stato uno scrittore di poesie, drammi e saggi critici; e che ormai da diversi anni campa scrivendo romanzi gialli con lo pseudonimo di William Wilson. «Una parte di lui era morta, spiegava [Quinn] agli amici, e non voleva che tornasse a tormentarlo. Era stato allora che aveva scelto il nome di William Wilson. Quinn non era più la parte di sé capace di scrivere libri, e anche se sotto molti aspetti continuava a esistere, Quinn esisteva solo per se stesso. Aveva continuato a scrivere perché sentiva che non avrebbe potuto fare altro. I romanzi gialli gli erano parsi una soluzione ragionevole». E fin qui, tutto è quasi normale.

(continua…)

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