Archiviato in: Rassegna stampa | Tag: Il pittore e il pesce, Raymond Carver, Rockerilla, The painter and the fish
Rockerilla, maggio/giugno 2008.
Rockerilla, maggio/giugno 2008.

Linus, maggio 2008.
[Questo articolo è apparso nella free press culturale No tag, distribuita presso la Fiera del Libro di Torino].
di giuliomozzi
L’inizio di Città di vetro, il primo dei tre romanzi che compongono la Trilogia di New York di Paul Auster, è esemplare.
Vi si racconta di Quinn, uomo che vive solo a New York, che è stato sposato ma la cui moglie è morta – e il bambino con lei – ; che è stato uno scrittore di poesie, drammi e saggi critici; e che ormai da diversi anni campa scrivendo romanzi gialli con lo pseudonimo di William Wilson. «Una parte di lui era morta, spiegava [Quinn] agli amici, e non voleva che tornasse a tormentarlo. Era stato allora che aveva scelto il nome di William Wilson. Quinn non era più la parte di sé capace di scrivere libri, e anche se sotto molti aspetti continuava a esistere, Quinn esisteva solo per se stesso. Aveva continuato a scrivere perché sentiva che non avrebbe potuto fare altro. I romanzi gialli gli erano parsi una soluzione ragionevole». E fin qui, tutto è quasi normale.
[Questo articolo è apparso nel settimanale Il domenicale di sabato 26 maggio 2008]
di M. G. Forlani
A 70 anni dalla nascita (e a 20 dalla morte) di Raymond Carver, Carlo Dalcielo (al secolo Bruno Lorini, allievo e assistente di Emilio Vedova) omaggia il grande scrittore prendendo in prestito il titolo di una sua poesia, Il pittore e il pesce, per un curioso progetto espositivo (Venezia, Fondazione Bevilacqua La Masa, fino al 15 maggio). Una sorta di sceneggiatura visiva del testo, un viaggio fantastico in 55 inquadrature che, attraverso differenti esperienze artistiche, sintetizza gli idiomi del minimalismo letterario americano.
Bruno Lorini e Giulio Mozzi sono gli ideatori di questa “storia”, interpretata da 55 artisti vincolati solo al rispetto della forma quadrata.
Collages e graffiti, acquerelli e disegni, oggetti e manifesti, video e musiche, allora, raccontano l’avventura di quel pittore che non aveva più voglia di vivere e di amare, ma che ritrovò il sorriso come per caso, un giorno come l’altro, uscendo dal proprio studio e imbattendosi in una cascata “abitata” da un pesce gioioso.
Tutto tornò così a sembrargli più bello, e speranza e buonumore sono anche il centro di questo originalissimo percorso (partito dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza) che infonde nel visitatore un inconsueto senso di abbandono alla vita e alla fantasia, spalancando orizzonti di sorrisi e domande a chi non si pone più nessun “perché”.
[L'articolo è piuttosto fantastico. In particolare, segnaliamo che la data indicata per l'esposizione di Venezia è errata. L'esposizione è già chiusa.]

“La trovata è spiazzante, una provocazione culturale degna del quarantennale del Sessantotto, con le arti che si fondono e confondono e non sono più uguali”.
[Leggi l'articolo nel blog dell'Alligatore] [Fonte dell'immagine]
[Questo articolo è apparso venerdì 11 aprile 2008 nel dorso veneziano del quotidiano Il Gazzettino.]
di Riccardo Petito
Raymond Carver è sicuramente uno degli scrittori statunitensi più importanti del Novecento, un caposcuola indiscusso, forse il solo per il quale è pertinente il termine ‘minimalismo’ usato in accezione letteraria (e abusato dalla critica per alcuni suoi epigoni). La produzione poetica è sicuramente meno conosciuta dei suoi racconti (”divugati” al cinema anche da un maestro come Robert Altman in America Oggi), pertanto appare più che meritorio il lavoro compiuto dal pittore Bruno Lorini e dallo scrittore padovano Giulio Mozzi: chiedere a 55 artisti di interpretare, seguendo una vera e propria sceneggiatura, alcuni pezzi di una sua poesia: Il pittore e il pesce. Un lavoro collettivo riunito sotto un’unica firma, quella di Carlo Dalcielo, giovane artista emiliano nato proprio dalla fantasia di Lorini e Mozzi.
[Questo articolo è apparso martedì 8 aprile 208 nei quotidiani Il mattino di Padova, La tribuna di Treviso, La nuova Venezia]
di Nicolò Menniti Ippolito
Carlo Dalcielo è un artista emiliano. Da domani la Fondazione Bevilacqua La Masa ospiterà una sua curiosa opera, ispirata a una poesia di Carver, anzi all’ultima poesia di Carver, intitolata Il pittore e il pesce. Dalcielo è un artista molto legato alla sua terra, alla grande pianura e ai piccoli paesi, al bar della Stazione di Poggio Rusco in cui si ritrova con i suoi amici artisti e scrittori. C’è solo un piccolo particolare, Carlo Dalcielo non esiste, e anche se ha 28 anni è nato 10 anni fa, quando ne aveva già 18. La storia è complessa, in realtà, e questa mostra è l’occasione di farsela raccontare da due padovani, Bruno Lorini, pittore, e Giulio Mozzi, scrittore, che sono anche i curatori della mostra e del piccolo volume, edito da minimum fax, che ospita i lavori che la compongono.
(continua…)
[Questo articolo è apparso l'11 aprile 2008 nei quotidiani L'arena di Verona, Il giornale di Vicenza e Bresciaoggi].
di Daniela Andreis
Le ultime parole che ha sentito pronunciare Raymond Carver sono state: “Non avere paura. Ti amo”. Erano le parole di Tess, la sua donna, conosciuta a 39 anni, dopo un matrimonio, e con la quale ha vissuto 11 anni; quella alla quale lo scrittore, il Cechov d’America, probabilmente deve la sua migliore produzione e tutto il suo riordino: un lavoro che Tess compì come un’alacre formica. Quella alla quale deve la maturazione del senso della poesia, se non della vita: “Scusa se l’idea mi emoziona tanto, ma mi è appena venuto in mente che ogni poesia che scrivo dovrebbe intitolarsi felicità”, scrisse Ray in un bigliettino lasciato vicino alla sua macchina da scrivere.
Raymond Carver è morto 20 anni fa, il 2 agosto ‘88, ed è morto con la consapevolezza di essersi “sentito amato”, come ha scritto. Con la consapevolezza che gli ultimi 11 anni della sua vita sono stati, pur ammalandosi di cancro, “una vera pacchia”, come li ha definiti.
Perciò non potrà mai immalinconire nessun omaggio che viene speso per lui, il più grande minimalista della letteratura contemporanea, maestro della luce quotidiana, l’Edward Hopper delle parole: uno che aveva capito che non era l’altisonanza a creare “la forza delle parole”, ma erano le “pagliuzze”, “il grano spezzato delle anatre”, e i punti: “Un punto al punto giusto può fermare il cuore”, disse.
Cliccare sull’immagine per leggere l’articolo apparso nel Corriere del Veneto (dorso regionale del Corriere della sera) il 10 aprile 2008.
In: Venezia da vivere.
Scuola e Università.
2night.
ExibArt.
Dada.
Undo.
In Italia online.
Studio Pesci.