Il pittore e il pesce. Una poesia di Raymond Carver, un’opera di Carlo Dalcielo


Personale di un artista che non esiste

[Questo articolo è apparso nel quotidiano La Cronaca di Piacenza martedì 11 marzo 2008].

di Silvia Bonomini

Non è una personale e nemmeno una collettiva la mostra che è stata inaugurata domenica nello spazio espositivo sotterraneo della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi. Il direttore Stefano Fugazza ha parlato di un’esposizione «a metà tra letteratura e arti visuali» in linea con la scelta, avviata dalla galleria, di percorrere una strada che valorizzi confronti tra arte visuale, letteratura, narrativa, poesia. Si ritiene orgoglioso l’assessore alla Cultura Paolo Dosi in quanto, proprio a Piacenza, è partita una proposta originale con valenza di grande interesse, sia per il percorso trasversale, sia per la multidisciplinarietà artistica. La mostra, intitolata “Il pittore e il pesce”, è stata curata dal pittore Bruno Lorini e dallo scrittore Giulio Mozzi e nasce da un’idea a dir poco originale e bizzarra.

Protagonista indiscusso dell’esposizione è Carlo Dalcielo, un artista trentenne, di origine emiliana, che non esiste nella realtà, ma solo nell’immaginario dei due curatori che, grazie alla loro fantasia, hanno creato questo personaggio arricchendolo di un’identità complessa. Carlo Dalcielo, come ha spiegato Giulio Mozzi, ha «una grande capacità di concepire progetti e coinvolgere altri artisti nella realizzazione delle sue opere». E’ dalla lettura della poesia “Il pittore e il pesce” di Raymond Carver, importante esponente del minimalismo letterario americano, che Dalcielo ha costruito una sceneggiatura e ha chiesto a 55 artisti, italiani ed esteri, di realizzare un’immagine di questa storia, con l’unico vincolo di rispettare la forma quadrata. Il risultato finale è insieme analitico ed evocativo, persino onirico e si può valutare nell’esposizione alla Galleria Ricci Oddi, dove confluiscono pittura, scultura, video, fotografia ed installazioni, nella convinzione di un’unica opera d’arte totale. Ad iniziare il percorso espositivo è una gigantografia della poesia di Carver che scende dal soffitto ed invita il fruitore alla lettura inserendolo in un’atmosfera che ha un sapore un po’ misterioso. Quasi un tentativo di avviare un dialogo tra il visitatore e lo scrittore statunitense, che nasce dalla curiosità di scoprire un immaginario fantastico, fino a confluire in una sorta di contributo poetico alle grandi illusioni umane. Infatti, nel visitare la mostra, non è difficile rimanere perplessi e piuttosto incerti sul dare una precisa definizione a ciò che si vede: un lavoro complesso dove 55 opere cercano di coinvolgere lo spettatore in una sorta di percorso che impegna sia i sensi che la mente, trasfigurando la sua percezione della realtà. Lavori che esprimono un mondo interiore, fatto di riferimenti alla poesia di Carver, suggestioni, flash dal mondo reale, paesaggi onirici e visioni illuminate come in un vero e proprio set cinematografico. Non è un catalogo ad accompagnare la mostra, bensì un libro (edito dalla Minimum fax di Roma) che, come ha spiegato lo scrittore Gabriele Dadati «…ha una vita autonoma in quanto venduto nelle librerie e può considerarsi una “graphic novel d’arte”»

[la foto in alto è tratta dall’articolo]

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