Il pittore e il pesce. Una poesia di Raymond Carver, un’opera di Carlo Dalcielo


Omaggio a Carver. La poesia diventa colore

[Questo articolo è apparso nel quotidiano L’Unità sabato 15 marzo 2008].

di Laura Pugno

Un omaggio molto particolare per i 70 anni dalla nascita e 20 dalla morte di Raymond Carver, padre del minimalismo americano e autore di culto per numerosi lettori, e scrittori in tutto il mondo, da Jay McInerney a Murakami Haruki: è la mostra “Il pittore e il pesce. Una poesia di Raymond Carver, un’opera di Carlo Dalcielo” con il contributo di 54 artisti italiani e non, a cura di Lorini & Mozzi, in corso dal 9 al 30 marzo a Piacenza, nello Spazio sotterraneo della Galleria Ricci Oddi.
La particolarità del progetto sta nel fatto che Carlo Dalcielo, non nuovo a queste imprese collettive – aveva già realizzato, con il contributo di un’ottantina di pittori e scrittori disposti a disegnare l’impronta del proprio cuscino, il libro d’artista Il Diario dei sogni (Il Prato 2003), poi trasformato in installazione ed esposto, nella primavera 2004, alla Kultfabrik di Monaco – in realtà non esiste. O per meglio dire, esiste solo nelle opere: non ha un corpo, come altri 4 degli artisti coinvolti nel progetto. Dalcielo è pura poetica: è stato creato nel 1998 dall’artista padovano Bruno Lorini, già assistente di Emilio Vedova, e successivamente “adottato” dallo scrittore Giulio Mozzi, che lo ha fatto comparire come autore nella sua raccolta di racconti Fiction (Einaudi 2001).

Se lo scrittore può creare dei personaggi, non può forse farlo anche il pittore? È il ragionamento che ha mosso Lorini, che negli anni ha dato vita non solo a Dalcielo, ma a molte altre figure di artisti virtuali (che qui non significa necessariamente digitali). “Volevo prendere a prestito il metodo creativo, non i contenuti, dei miei amici scrittori. Quando ha bisogno di “dire una cosa” nella sua opera, uno scrittore non lo fa quasi mai in prima persona: di solito si affida a un personaggio, avendo cura di scegliere quello che gli sembra più adatto a dire quel che ha da dire. È stato così anche per me: c’erano dei progetti artistici che non mi sembravano del tutto adatti a me, e che avevo lasciato a metà, ma che acquistavano un senso nel momento in cui venivano affidati a un’altra identità artistica”. Un ragionamento in cui naturalmente conta anche la forte domanda di riconoscibilità che viene dal sistema dell’arte e che pesa sul singolo artista. “Oggi il mio lavoro si svolge sostanzialmente attraverso i miei personaggi. In questo modo – continua Lorini – posso esplorare tutte le vie che mi aprono nella pratica del fare, e al contempo mantenermi, nella molteplicità, riconoscibile. Del resto, la coerenza nell’arte è qualcosa che si scopre alla fine, non si può progettare all’inizio”.

Tra i personaggi-avatar di Lorini, diversi sono stati inseriti nel progetto Il pittore e il pesce, come Giovanna Melliconi e Franco Brizzo – anche loro utilizzati da Mozzi in Fiction – Boris Ruencic, artista virtuale serbo, di Belgrado, operante in Italia e Carmen Cano, spagnola, casualmente e involontariamente omonima di un’artista già esistente. Qui il cerchio si chiude e si ritorna nel reale: la restante cinquantina di nomi coinvolti ha infatti un’esistenza in carne e ossa, appartiene alla generazione dei 35-45enni, e proviene in maggior parte dal Nord Italia, area di formazione di Lorini, che ha studiato arte a Venezia, con qualche partecipante dall’estero. Ne fanno parte Antonio De Pascale, Manuele Cerutti, Massimo Giacon, Gea Casolaro, Pierantonio Tanzola e Antonio Ievolella, napoletano di origine ma residente a Padova, nonché Gabriella Giandelli, autrice di numerose copertine della serie “I Libri di Carver” di minimum fax, per i cui tipi esce anche “Il pittore e il pesce”.

Poi inclusa nel libro postumo “A New Path to the Waterfall”, “Il nuovo sentiero per la cascata” (in Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie, trad. Riccardo Duranti, minimum fax 2006), la poesia “Il pittore e il pesce” è stato l’ultimo testo pubblicato da Carver, in una plaquette illustrata da Mary Azarian e pubblicata da William B. Ewert nel 1988. “Oltre ad essere un autore che ammiro, Raymond Carver ha uno stile narrativo anche in poesia, sintetico e fulmineo, che si presta particolarmente bene ad essere tradotto in immagini”, dichiara Lorini. A tal punto, che il procedimento seguito per la realizzazione della mostra è stato preso a prestito dal cinema. Il testo di Carver diventa così uno storyboard, da cui viene ricavata una sceneggiatura. Ciascun artista viene quindi invitato a realizzare una delle 54 inquadrature, con il vincolo di rispettare la forma quadrata e qualche altro requisito necessario a dare continuità. Libera invece la scelta delle tecniche, che spaziano dall’installazione al disegno, dal fumetto allo still da video. Nei versi, quella che intercorre tra il pittore e il pesce è una folgorante epifania: “Tutto il giorno aveva lavorato come un treno. / Dipingeva per dipingere, sul serio, le pennellate / una dietro l’altra come una macchina. Poi fece uno squillo / a casa. E questo fu quanto. Fine della storia, / aveva detto lei […] // Continuò a camminare finché arrivò al pontile / con i suoi piloni mezzi marci. La pioggia cadeva / più forte ora. […] Proprio/quando era sul punto di disperare, / un pesce saltò fuori dall’acqua / scura sotto il pontile e ricadde in acqua / e poi venne su di nuovo come una saetta / per ergersi sulla coda e scrollarsi tutto!”. È il segno che la pittura – come la poesia – può scrollarsi di dosso la malinconia che la paralizza e ricominciare.

Dopo Piacenza, dal 9 aprile “Il pittore e il pesce” farà tappa a Venezia, presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, nello spazio espositivo in Piazza San Marco.

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