Il pittore e il pesce. Una poesia di Raymond Carver, un’opera di Carlo Dalcielo


“Tra ironia e lucida consapevolezza”

[Questo articolo è apparso sabato 22 marzo 2008 nel quotidiano Il cittadino di Lodi].

di Marina Arensi

Nello spazio espositivo sotterraneo della galleria Ricci Oddi di Piacenza è esposta fino al 30 marzo un’opera di Carlo Dalcielo, “giovane artista nato nel 1980 a Bagnolo in Piano presso Reggio Emilia”, informa il risvolto di copertina del catalogo-libro che accompagna la mostra. Fin qui niente di nuovo, senonchè la visione diretta dell’opera la rivela composta da cinquantacinque diversi lavori, e una più approfondita conoscenza dell’iniziativa svela che Dalcielo esiste solo nella fantasia dei suoi creatori: il pittore Bruno Lorini, già assistente di Emilio Vedova, e lo scrittore Giulio Mozzi. Dalcielo – quale nome più appropriato, per un autore senza identità fisica?- ha letto la poesia dell’americano Raymond Carver “Il pittore e il pesce”; l’ha tradotta in 55 inquadrature, affidandone la realizzazione iconica ad altrettanti autori, liberi nelle scelte tecnico-stilistiche. Ne è risultata l’opera che narra per immagini il testo dello scrittore minimalista americano di cui ricorre quest’anno l’anniversario della nascita (1938) e della morte (1988).

Immagini e poesia configurano il volume pubblicato dalla Minimum Fax di Roma nella collana “I libri di Carver” reperibile in mostra, e ai visitatori viene consegnato il testo della composizione che insieme all’elenco degli autori permette di seguire lo snodo della vicenda lungo il percorso tra le opere-pagine, aperto a una doppia lettura: sul piano dei significati e dei significanti, che si potenziano a vicenda e conferiscono all’insieme originalità e dinamismo. Se a guidare il pubblico è in prima istanza la curiosità di individuare le sequenze narrative nelle 55 realizzazioni, rigorosamente prive di didascalie e di indicazioni autografiche secondo il proposito del solito Dalcielo di creare un’unica opera, ciò avviene all’interno della sollecitazione estetica veicolata dal succedersi dei linguaggi dove compaiono pittura e disegno, fotografia e installazione, assemblaggio di materiali, grafica e scultura. E proprio da questa divergenza tra le modalità del fare arte nasce il susseguirsi di scoperte sulle possibilità espressive della contemporaneità: molti gli autori delle giovani generazioni, orchestrati da una regia che attraverso un’operazione vicina al concettuale valorizza i singoli messaggi, realizzando il dialogo tra arte visuale e letteraria perseguito alla Ricci Oddi dagli autori del testo in catalogo, Gabriele Dadati e Stefano Fugazza; direttore, quest’ultimo, della galleria piacentina. Vi si realizza con la proposta il connubio tra arte del passato – tra Ottocento e Novecento, che ha nella pinacoteca una delle raccolte più ricche d’Italia – e attualità artistica offerta con sguardo aperto sul futuro, tra ironia e lucida consapevolezza.

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