Il pittore e il pesce. Una poesia di Raymond Carver, un’opera di Carlo Dalcielo


Carver tra poesia e immagini
aprile 11, 2008, 6:59 am
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[Questo articolo è apparso l’11 aprile 2008 nei quotidiani L’arena di Verona, Il giornale di Vicenza e Bresciaoggi].

di Daniela Andreis

Le ultime parole che ha sentito pronunciare Raymond Carver sono state: “Non avere paura. Ti amo”. Erano le parole di Tess, la sua donna, conosciuta a 39 anni, dopo un matrimonio, e con la quale ha vissuto 11 anni; quella alla quale lo scrittore, il Cechov d’America, probabilmente deve la sua migliore produzione e tutto il suo riordino: un lavoro che Tess compì come un’alacre formica. Quella alla quale deve la maturazione del senso della poesia, se non della vita: “Scusa se l’idea mi emoziona tanto, ma mi è appena venuto in mente che ogni poesia che scrivo dovrebbe intitolarsi felicità”, scrisse Ray in un bigliettino lasciato vicino alla sua macchina da scrivere.

Raymond Carver è morto 20 anni fa, il 2 agosto ’88, ed è morto con la consapevolezza di essersi “sentito amato”, come ha scritto. Con la consapevolezza che gli ultimi 11 anni della sua vita sono stati, pur ammalandosi di cancro, “una vera pacchia”, come li ha definiti.

Perciò non potrà mai immalinconire nessun omaggio che viene speso per lui, il più grande minimalista della letteratura contemporanea, maestro della luce quotidiana, l’Edward Hopper delle parole: uno che aveva capito che non era l’altisonanza a creare “la forza delle parole”, ma erano le “pagliuzze”, “il grano spezzato delle anatre”, e i punti: “Un punto al punto giusto può fermare il cuore”, disse.

E l’omaggio che la casa editrice minimum fax ha mandato alle stampe in questi giorni, Il pittore e il pesce, si legge e si guarda senza ombra di malinconie ma pensando solo al magnifico dono che ci ha lasciato Carver di squarciare la realtà più banale, facendola diventare “indecente”, permettendoci di “strabuzzare gli occhi, come fosse saltata fuori una tigre e si fosse fermata al sole, sferzando la coda”, come definì la poesia Czeslaw Milosx.

Il pittore e il pesce è un lavoro atipico e non classificabile. Non è sol poesia – il libro è fatto di un’unica poesia di Carver, Il pittore e il pesce, appunto – e non è solo immagine. E’ pittura sceneggiata, probabilmente. Questo l’espediente dell’opera: Carlo Dalcielo, personaggio inventato da Bruno Lorini e Giulio Mozzi come artista di Bagnolo in Piano, Reggio Emilia, dopo aver letto il componimento di Ray ha buttato giù 55 inquadrature emerse dal testo come testoline argentate di alici guizzanti in acqua. Quindi invia le sue visioni ad altrettanti pittori e fotografi chiedendo loro – una sfida – di dare forma alle immagini che gli erano nate scorrendo. Ne è nata una pubblicazione che apparentemente è di Dalcielo – tutta – ma non è neanche sua in senso stretto.

Il libro è anche una mostra, allestita fino al 20 aprile a Venezia, alla Fondazione Bevilacqua La Masa.

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